non ho voglia di alzarmi e prepararmi la schiscia per il pranzo.

non ho voglia di guidare fino in stazione, di parcheggiare e di stare su un binario ad ascoltare donne isteriche urlanti che gettano nell’etere la loro vita privata Leggi tutto »

E poi capita che lavori al sabato mattina presto presto, ed è tutto chiuso e per entrare ti infili dietro a uno che può aprire la portineria.
Poi lo segui, involontariamente, perchè guarda caso va nel tuo stesso palazzo.
Arriviamo insieme all’unico ascensore che funziona, ovviamente gli altri sono spenti. Nessuno lavora di sabato.
E lui corre dentro e preme ripetutamente il pulsante del piano lasciandoti lì a guardarlo perplessa.

Forse pensava che potessi violentarlo in ascensore.

In effetti devo avere proprio uno sguardo da ninfomane o forse da serial killer.

 

I comuni hanno scelto diversi metodi per risolvere il problema del sovraffollamento mondiale, tra queste grandi invenzioni ci sono anche i marciapiedi.

Inutile: è come camminare sulla corda, un piede davanti all’altro con molta calma ed equilibrio. Di solito è presente in strade molto trafficate, pericolose e strette. L’impresa richiede le stesse capacità del funambolo americano ha attraversato il Grand Canyon. Leggi tutto »

Esami

Periodo di controlli clinici.
Ci si sveglia prima del solito, a pancino vuoto ci si incammina verso il centro ambulatoriale.
Apertura del centro ore 7.30.
Ore 7.40 la folla di vecchietti inizia a spazientirsi. Si accalcano sulle scale, spiaccicano il loro viso rugoso sul vetro delle porte, proprio come fa mia figlia sulle vetrine dei negozi. Leggi tutto »

Si è svegliata alle 6.35 del mattino. Ha iniziato a fare colazione alle 6.40.
Ha terminato di bere il latte e mangiare una tortina alle 7.15.
Si è vista un cartone animato di Peppa Pig.
E’ stata in braccio a mamma per le coccole post colazione fino alle 7.30. Leggi tutto »

Il dolore chiede di fermarsi o quantomeno di rallentare. nei ritmi oppure nei modi, in uno o più ambiti del vivere. Assecondiamo tale suggerimento, individuando che cosa ci sta sovraccaricando negli ultimi tempi e a che cosa vorremmo intimamente sottrarci. – Vanno ritrovate delle parole chiave. il rispetto e la complicità con se stessi, che nascono dalla conoscenza reale dei propri limiti e risorse. Forse ci si è disabituati a vivere senza doveri e responsabilità. Tuttavia è necessario familiarizzare nuovamente con le azioni semplicemente piacevoli, sganciate dall’utilità e dalla produttività sociale e familiare.

Tratto da: Tratto da “Dizionario di PSICOSOMATICA – Istituto Riza di Medicina Psicosomatica”

Il cambiamento richiede di stare dentro al proprio dolore, sentirlo, lasciarsene invadere, lasciarlo entrare e dargli un nome. La consapevolezza, è bene saperlo, è sempre figlia del dolore.

Tratto da : http://ri-trovarsi.myblog.it/archive/2013/05/26/l-ascolto-del-dolore.html

Dona un neurone a chi ha bisogno!

Signora questo è un passo carraio, non può parcheggiare qui. Vede io sto uscendo con la mia auto da un cancellone, se lei mette qui la macchina blocca l’uscita
Faccia da pesce appena pescato che annaspa per cercare di respirare. Leggi tutto »

Sono veramente disfatta, moralmente

Ieri sono andata all’assemblea dell’asilo e mi ha devastato.

Ero tutta contenta perché ero riuscita ad arrivare quei 10 minuti prima e mi ero messaggiata con alcune mamme per berci un caffè prima di entrare.

Alla fine arriviamo all’assemblea, alle 18.30, puntuali, ciciarando e ridendo e ci accolgono in classe con un

Aspettavamo solo voi

Scusa!?!?! Leggi tutto »

Ti alzi, corri, parcheggi, arrivi davanti alle porte del treno che si aprono e…
stra pieno. Guardi bene, si lì ci posso stare in punta di piedi.
Su su mi faccia un po’ di spazio, il vagone è praticamente vuoto
Come cambia la prospettiva del vagone pieno per un pendolare!
Non esiste più il bicchiere pieno e il bicchiere vuoto, ormai esiste il “come vedi il vagone?:-)
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Puffetta, 3 anni e mezzo, al ritorno dall’asilo.

Mamma perchè i maschi possono giocare solo coi maschi? LaBula dice che non possiamo giocare coi maschi

LaBula, che nel nostro dialetto si riferisce alla borsa dell’acqua calda, è in realtà un bimbo mussulmano di nome Abdhull che è appena arrivato all’asilo. Leggi tutto »

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